Pensioni, la riforma in autunno: ecco le tre proposte INPS

Ricominciano le discussioni sulla riforma del sistema pensionistico all’interno del Governo, in attesa della conclusione della sperimentazione di Quota 100. L’obiettivo è trovare una soluzione in anticipo, per evitare il ritorno dal primo gennaio 2022 della legge Fornero e il ritorno dell’età pensionabile a 67 anni. Le ipotesi in campo sono ancora tante, a partire d quelle dei sindacati che spingono per forme di flessibilità, dai 62 anni, o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età. Il governo invece punta di fatto ad allargare l’ape social e a introdurre sconti per i lavori gravosi e per le lavoratrici attraverso l’opzione-donna.

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In particolare, l’idea del Governo sarebbe quella di riproporre soluzioni già collaudate per una flessibilità soft: opzione donna (uscita con 35 anni di contribuzione e 58 anni d’età, 59 se autonome), Ape sociale (prevista da 63 anni per le categorie che svolgono mansioni faticose), revisione parametri lavori usuranti veri e propri e lavoratori cosiddetti fragili. Un piano che non piace ai sindacati e dalla maggioranza, maggiormente propensa a soluzioni come Quota 102 e Quota 41.

Quali sono invece le proposte INPS? Queste quelle riportate nel rapporto del presidente INPS al parlamento:

  • pensionamento anticipato con 41 anni di contribuzione, a prescindere dall’età.
  • calcolo contributivo con 64 anni di età e 36 di contributi.
  • anticipo della sola quota contributiva della pensione a 63 anni, rimanendo ferma a 67 la quota retributiva.

La prima proposta sia la più costosa, partendo da 4,3 miliardi nel 2022 e arrivando a 9,2 miliardi a fine decennio, pari allo 0,4% del Prodotto interno lordo. La seconda è meno onerosa, costando inizialmente 1,2 miliari, toccando un picco di 4,7 miliardi nel 2027, e per questo più equa in termini intergenerazionali. La terza ha costi molto più bassi: meno di 500 milioni nel 2022 e raggiungerebbe il massimo costo nel 2029 con 2,4 miliardi”, ha detto Tridico.

Author: Redazione

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